venerdì 19 luglio 2013

depeche mode

Ieri sera, come anticipato nel precedente post, io e Signora siamo andati in quel di Milano per assistere al concerto dei Depeche Mode.

Per prima cosa devo dire che, odiando il calcio, ovviamente non avevo mai visto San Siro da dentro e da...sotto.
Che struttura imponente ragazzi..per uno vagamente appassionato di architettura come il sottoscritto vedere un mostro del genere ha un certo impatto.


Ma passiamo al concerto.
I Motel Connection non abbiamo fatto in tempo a vederli, per cui la mia recensione sarà la seguente:


Poi i Depeche.
Cosa si può dire di un gruppo che, in mezzo a mille vicissitudini materiali e morali, è sulla breccia da 30 anni?
Di un frontman che dopo, nell'ordine: due tumori, una morte apparente di un paio di minuti, milioni spesi in polvere e liquido(senza che siano necessariamente idrolitina e Ferrarelle) ancora oggi ha una carica e una tenuta sul palco da far impallidire rocker con la metà dei suoi anni?
O la metà della metà?
Cosa si può dire di 80.000 mani che ondeggiano all'unisono(uno spettacolo che ti apre il cuore) e battono a tempo(un suono che ti apre i timpani..ma tanto ero sordo da un orecchio)?



Niente.
Si può solo dire che il fatto che il momento più emotivamente intenso ed indimenticabile del concerto non sia coinciso con una canzone cantata dal (sempre inarrivabile) frontman, ti fa capire quanto la suddetta band sia grande.




Detto questo è stata una meravigliosa idea quella di chiamare Peter MacNicol a cantare "Home".

chi l'avrebbe mai detto che Janosz c'aveva una voce del genere???

see ya.

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